Energia di Stato: l’inarrestabile scalata di Rosneft

Come si fa, da avanzo delle privatizzazioni del settore energetico degli anni 90, a diventare una delle compagnie petrolifere più grandi al mondo? Non è difficile, se ti chiami Rosneft. Il colosso del petrolio, il cui azionista di maggioranza è il governo russo, alla fine degli anni 90 controllava solo il 4% della produzione domestica, in seguito alle privatizzazioni dell’era Eltsin che l’avevano spogliata delle sue migliori risorse. Alla compagnia rimanevano solo le briciole del Ministero del Petrolio dell’ex Unione Sovietica, che le compagnie private non avevano voluto in quanto poco produttivi. Nel 1998, la compagnia fu messa all’asta dal governo russo non una, ma ben tre volte: se non venne privatizzata allora, fu soltanto perché nessuno la volle.
Oggi, Rosneft può competere con le grandi compagnie multinazionali del petrolio. Secondo misurazioni della Security and Exchange Commission (SEC) del governo americano, le sue riserve accertate (2012) sono pari a 33.9 milioni di barili equivalenti di petrolio. Per fare un confronto, quelle di Exxon sono stimate a 25.2 milioni, quelle di ENI a “soli” 7.2 milioni.

Gli ingredienti per il successo sono pochi e semplici. Il primo: le giuste circostanze storiche, ovvero l’elezione a Presidente, nel 1999, di Vladimir Putin, il quale era convinto che lo Stato dovesse giocare un ruolo di primo piano nel settore energetico russo. Non a caso, già nella sua tesi di dottorato il futuro Presidente scriveva: “L’analisi dei processi economici che stanno avendo luogo nel mondo richiede un completo supporto da parte dello stato e la creazione di grandi complessi finanziari e industriali sulla base delle imprese che si occupano di estrazione delle risorse naturali, che potrebbero competere alla pari con le grandi compagnie multinazionali occidentali”. Soprattutto, Putin si rese presto conto che riportare il settore petrolifero sotto l’ala protettrice dello stato era di vitale importanza per ridimensionare la classe degli oligarchi, nata con le privatizzazioni dell’epoca eltsiniana. Il processo giudiziario che coinvolse Mikhail Khodorkovskij, proprietario della compagnia petrolifera Yukos e feroce critico di Putin, non lasciò alcun dubbio sul fatto che ormai in Russia la tutela della proprietà privata era inscindibilmente legata al sostegno a Putin. Dopo la condanna di Khodorkovskij, la maggior parte degli assets di Yukos passarono sotto il controllo di Rosneft, che triplicò la sua produzione, cominciando la scalata verso il dominio del mercato russo.

Il secondo elemento era un CEO con le giuste connessioni all’interno del Cremlino. Nel nostro caso, si tratta di Igor Sechin, classe 1960, interprete (ma più probabilmente spia) in Mozambico ai tempi dell’Unione Sovietica. Stretto collaboratore di Putin e suo intimo amico, Sechin fu prima capo del suo staff quando Putin lavorava per il sindaco di San Pietroburgo Anatolyj Sobchak, successivamente capo del suo segretariato quando era primo ministro, infine capo dell’amministrazione presidenziale dal ’99 al 2008. Dopo aver avviato collaborazioni in campo energetico con diversi Stati sudamericani (nel 2008, Chávez disse che era stato proprio Sechin a dargli l’idea di sviluppare il programma nucleare venezuelano), dal 2012 è Presidente di Rosneft e Segretario Generale della Commissione Presidenziale sull’Energia. E’ spesso descritto come uno dei consiglieri più conservatori di Vladimir Putin, a capo della potente lobby dei Siloviki, formata da ex agenti dei servizi segreti riciclati in posizioni governative.

Le giuste circostanze e le giuste connessioni hanno fatto diventare Rosneft una delle compagnie petrolifere più grandi al mondo, ma è una brillante strategia domestica e internazionale che continua a far crescere le ambizioni globali della compagnia nonostante le sanzioni occidentali e il crollo del prezzo del petrolio. Un esempio è sicuramente il recente accordo per l’acquisizione di Essar Oil, compagnia petrolifera indiana, per 13 miliardi di dollari. L’affare, oltre a rappresentare il più grande investimento diretto estero nella storia dell’India, conferirà a Rosneft un solido appoggio nel mercato indiano, in cui la domanda di petrolio e gas è in crescita costante, e, secondo quanto dichiarato da Sechin, consentirà alla compagnia di aumentare la propria produzione di petrolio raffinato del 20% nel solo 2017.

In accordo col credo putiniano sull’importanza strategica del settore energetico, Rosneft è stata più volte usata come uno strumento del governo russo al servizio delle sue priorità in politica estera e domestica. Negli ultimi mesi Rosneft ha concluso diversi accordi che hanno anche una rilevante portata geopolitica. Innanzitutto, Rosneft ha firmato con la compagnia cinese Beijng Gas Group un accordo che le garantisce l’accesso al mercato domestico cinese, in cambio di una quota significativa di Verkhnechonskneftegaz, una sua sussidiaria responsabile dello sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti della Siberia orientale. L’accordo rappresenta un importante ampliamento della cooperazione energetica fra Russia e Cina, che è alla base dei rapporti commerciali fra i due paesi. Inoltre, Rosneft sarebbe attualmente in trattative con il Kurdistan iracheno per lo sfruttamento di alcuni giacimenti di petrolio vicino alla città di Kirkuk e al confine siriano. La questione è estremamente delicata perché si tratta di territori disputati al governo centrale di Baghdad, e la mossa di Rosneft sembrerebbe testimoniare una volontà di Mosca di reinserirsi prepotentemente nei giochi di potere dello Stato iracheno, il che rientrerebbe nel progetto più ampio di una politica più aggressiva in Medio Oriente.

A livello domestico, la compagnia è attualmente impegnata in un caso giudiziario che la vede contrapposta al conglomerato industriale Sistema, di proprietà dell’oligarca Vladimir Yevtushenkov. La vicenda, che da mesi è sulle prime pagine dei quotidiani economici russi, è cominciata quando Rosneft ha accusato Sistema di aver privato la compagnia Bashneft di alcuni importanti asset. La storia di Bashneft, compagnia petrolifera della regione del Bashkortostan (una delle aree estrattive più ricche della Russia), è esemplificativa delle dinamiche del settore energetico russo, dal crollo del regime comunista, alle privatizzazioni selvagge degli anni Novanta, all’ondata di rinazionalizzazioni promossa da Putin. Quando l’Unione Sovietica collassò, e Boris Eltsin assunse la presidenza, le proprietà del Ministero sovietico del Petrolio della regione del Bashkortostan passarono sotto il controllo del governo regionale, formando Bashneft. Nei primi Duemila, la compagnia fu privatizzata e, nel 2009, la quota di maggioranza fu acquistata da Sistema. Nel 2014, Yevtushenkov fu arrestato, e Bashneft fu rinazionalizzata, passando sotto il controllo di Rosneft, quando la sua privatizzazione negli anni 90 fu dichiarata illegale.

Ora, Sechin sostiene che una parte delle proprietà di Bashneft fu illegalmente separata dalla compagnia. Dal canto suo, l’amministratore delegato di Sistema Mikhail Shamolin, ha dichiarato che tutte le operazioni su Bashneft sono state condotte in maniera perfettamente trasparente e rispettosa della legge. Nonostante la battaglia legale sia generalmente interpretata come una questione personale fra i due potenti miliardari Sechin e Yevtushenkov, non manca di suscitare preoccupazioni fra gli investitori. Secondo il Financial Times, si tratta di “un test sulla tutela dei diritti degli azionisti in Russia”: se Rosneft dovesse avere la meglio, la vicenda diventerebbe un precedente importante sulla possibilità da parte del governo di contestare la legittimità delle privatizzazioni degli anni novanta, che hanno creato la classe degli oligarchi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: